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Matteo Rocco - La Mormora

26/11/2015

pubblicato da: Marco Donzelli

Diffusa in tutti i nostri mari, predilige i fondi sabbiosi e melmosi, anche se possibile trovarla nei porti e nei fondali misti a roccia. E' una specie onnivora, si nutre preferibilmente degli organismi che vivono sul fondo, vermi e residui organici, e difficilmente si spinge oltre i 25-30 metri di profondita' ma e' facile trovarla anche a pochi centimetri d' acqua. Di solito vive in branchi numerosi finche' non diventa adulta, poi si aggrega in comunita' di pochi esemplari o diviene solitaria. La mormora e' la preda piu' comune del nostro mare e si puo' trovare ovunque vi sia un fondo sabbioso, melmoso o roccioso. Le abitudini sono scontrose e risente molto della variazione atmosferica. Con l' alta pressione si avvicina alla riva in branchi di venti, trenta esemplari, mentre con la bassa pressione si allontana. Quando la mangianza soddisfa le esigenze alimentari puo' stazionare nella stessa zona anche per diverse settimane senza risentire del frastuono estivo dei bagnanti. L' ora magica e' quando cala il sole. La pesca estiva si effettua principalmente di notte quando il pesce si avvicina alla battigia, altrimenti in inverno e primavera di giorno. La mormora si puo insidiare con invitanti bocconi d' arenicola ma anche con l' americano, bacone, tremolina, bibi e cannolicchio. I grossi esemplari, specialmente con il mare mosso, anche con la cozza sbucciata, sardina e trance di granchio. Le notti di luna sono da preferire, specialmente quando la marea inizia a scendere. L' insidia maggiore, di cui dovremmo fase i conti sono i granchi, che, in alcuni litorali possono essere molto invadenti. La presenza del granchio evidenzia lo spolpamento dell' esca con palesi lacerazioni del filo vicino il gambo dell' amo. Questo antipatico evento avviene maggiormente quando il pesce e' inattivo oppure inesistente. E' una tregua data dai pesci per dare la possibilita' al granchio di nutrirsi e ripulire il fondo da eventuali escrementi o animali morti. Un ciclo biologico che esiste da tempi remoti. Un banchetto che dura per qualche ora, specialmente durante la luna crescente e la bassa marea. La pesca della mormora non richiede una particolare tecnica, visto che abbocca su terminali corti e lunghi, sia vicino che lontano. Una prevalenza molto importante e' l' arenicola napoletana che determina il successo su questo sparide. Il profumo intenso, emanato dal policheto ha un potere attirante molto forte e richiama il pesce anche a distanze notevoli. Una delle tecniche da adottare e' quella di effettuare dei lanci preventivi e strappare l' esca in un certo punto del cono davanti a noi. Cosi' facendo si determina una sorta di pasturazione che servira' ad avvicinare i branchi anche se l alto costo del prodotto penalizza economicamente ma alla fine premia. Il successo dipendera'; da alcuni fattori molto importanti: terminale, innesco e velocità. Il terminale più redditizio è quello a due o tre ami (Pater Noster) costruito su alcuni criteri già collaudati, specialmente quando le mormore sono numerose. La lunghezza dei braccioli potrà variare tra 50 e 80 centimetri, mentre il trave non più di due metri.
L’insidia maggiore, di cui dovremmo fase i conti sono i granchi, il “Carcinus Maenas” che, in alcuni litorali possono essere molto invadenti. La presenza del granchio evidenzia lo “spolpamento” dell’esca con palesi lacerazioni del filo vicino il gambo dell’amo. Questo antipatico evento avviene maggiormente quando il pesce è inattivo oppure inesistente. E’ una tregua data dai pesci per dare la possibilità al granchio di nutrirsi e ripulire il fondo da eventuali escrementi o animali morti. Un ciclo biologico che esiste da tempi remoti. Un banchetto che dura per qualche ora, specialmente durante la luna crescente e la bassa marea. Uno degli stratagemmi per accertarsi dell’attività del granchio, è quello di conficcare sulla battigia l’ago d’innesco con un verme oppure trancio di pesce. L’odore si dissiperà velocemente nell’acqua e richiamerà decine di piccoli granchi che si attaccheranno al verme per spolparlo. E’ anche l’occasione per farsi un rifornimento d’esca da consumare sul posto oppure da portare a casa e metterli in salamoia, pronti per la prossima battuta.
Scritto per pescasurfgcasting da Matteo Rocco
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